“Vengo anch’io”. “Non tu no”. C’è una prima volta anche per Costanzo

Benevoli, quelli del Secolo d’Italia – ora che il sole sorge e una primavera di bellezza s’approssima – mai stati. Disposti a prendersi Serena Dandini e Sandra Milo, a fare gli occhi dolci a Venditti, a collaborare col compagnuccio Claudio Amendola, persino – ma “dopo opportuno purgatorio” – a darsi da fare con l’architetto Fuksas. “Chiunque”, appunto, come con manica larga titola il giornale di An. Chiunque, allora, “ma non Costanzo”. Perché qui – italiani di prima e italiani di seconda serata – è finito non solo il governo Prodi, ma pure lo show del Parioli. L’altro giorno, Maurizio Costanzo, con spirito di servizio e con ardita inconsapevolezza, aveva fatto sapere: “Se Alemanno mi chiedesse di occuparmi di qualcosa direi di sì”.
9 MAG 08
Ultimo aggiornamento: 03:42 | 7 AGO 20
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Benevoli, quelli del Secolo d’Italia – ora che il sole sorge e una primavera di bellezza s’approssima – mai stati. Disposti a prendersi Serena Dandini e Sandra Milo, a fare gli occhi dolci a Venditti, a collaborare col compagnuccio Claudio Amendola, persino – ma “dopo opportuno purgatorio” – a darsi da fare con l’architetto Fuksas. “Chiunque”, appunto, come con manica larga titola il giornale di An. Chiunque, allora, “ma non Costanzo”. Perché qui – italiani di prima e italiani di seconda serata – è finito non solo il governo Prodi, ma pure lo show del Parioli. L’altro giorno, Maurizio Costanzo, con spirito di servizio e con ardita inconsapevolezza, aveva fatto sapere: “Se Alemanno mi chiedesse di occuparmi di qualcosa direi di sì”. Così, a “qualcosa”. La direttora del quotidiano finiano, Flavia Perina, che è anche deputata, non ci ha pensato molto a spedire a sua volta, dalla prima pagina, un telegrafico consiglio al suo amico Alemanno: “Per piacere, non chiedeteglielo”. Uno sgarbo del genere a Costanzo, finora nessuno – né a destra né a sinistra, né in alto né in basso – l’aveva mai fatto. “Una sfacciataggine, la sua…”, sospira la Perina. E il sindaco che dice del suo consiglio? “Non lo so, chiedetelo a lui”. In questa redazione, Costanzo non ha mai goduto di grandi simpatie. Intorno a un tavolo, Flavia Perina e il direttore responsabile, Luciano Lanna, ricordano la battaglia condotta dal Secolo in difesa di Gigi Proietti, che è stato sostituito qualche mese fa proprio da Costanzo alla guida del teatro Brancaccio. “Capito? – s’infervora la direttora – Uno come Proietti ha dovuto fare un passo indietro per far posto a Costanzo…”. Ma forse ci sono cose che, nelle storie politiche, nelle antipatie come nelle simpatie, contano più delle ripicche attuali. Racconta Flavia Perina: “Io mi ricordo come il quotidiano Occhio, diretto proprio da Costanzo, cavalcò tanti anni fa la battaglia a favore della pena di morte. E la presa di posizione di quel giornale fu determinante per favorire la stessa presa di posizione da parte del vertice del Msi. Il mondo giovanile missino, di cui facevo parte, rifiutò in blocco l’idea della pena di morte”. E come finì? “Che furono presi dei provvedimenti. Non ho mai dimenticato il peso dell’Occhio nella brutta scelta fatta allora dal partito…”. Non che tutta la destra finiana abbia dello showman la stessa opinione che ha la direttora del Secolo. “Il nostro Pasquale Viespoli, quando divenne sindaco di Benevento, nel ’93, chi chiamò come consulente? Costanzo, questo mito. O magari lui si propose, non lo so, visto lo stile…”. La Perina e Lanna passano mentalmente in rassegna le amministrazioni guidate da esponenti di An che ricorrono ai consigli di Costanzo. “Ecco, per esempio il sindaco Zaccheo, a Latina… Incarichi importanti, comunque. Beh, io penso non che può esserci sempre un Costanzo, anche adesso e a settant’anni… Ha rifatto il look a D’Alema, ha rifatto il look alla Pivetti… Ancora lo ricordo le prime volte in televisione, nel ’76: io andavo alla scuola media e lui già stava lì: vabbé tutto, ma pure questo, adesso…”. E’ un problema di casta, dice Perina. “E’ la casta rappresentata da Costanzo e da Pippo Baudo. Pare che senza questi due professionisti l’Italia non possa vivere. Quando non fanno un programma se ne discute come se si trattasse di un colpo di stato: sono i veri simboli della Prima Repubblica…”. Costanzo non ha chiamato il Secolo per protestare (e neanche per precisare). Ha invece chiamato l’architetto Fuksas. E che voleva? “Ringraziarci. Si era molto divertito con l’idea del purgatorio”.